«E se un volontario si fa male?» È una delle domande che tornano più spesso nei comitati. La risposta breve è che la legge non vi obbliga ad assicurarlo: il volontariato non retribuito, di regola, non fa scattare l'obbligo di assicurazione contro gli infortuni. La risposta lunga è più utile, perché una copertura potete stipularla lo stesso, e perché l'assicurazione che davvero non può mancare è un'altra: la responsabilità civile, che quasi certamente avete già, ma non è detto che copra anche i vostri volontari.
Qui sotto trovi in parole semplici cosa guarda davvero la legge, cosa chiedono gli standard svizzeri del volontariato, cosa conviene coprire per scelta e cosa mettere per iscritto prima che qualcuno cominci. Gli articoli di legge e i calcoli li trovi nelle pagine Risorse, linkate lungo il percorso.
Queste informazioni sono orientative e non sostituiscono una consulenza professionale. La situazione della tua associazione va verificata con il tuo assicuratore, che è anche l'interlocutore giusto per valutare il rischio delle attività che proponete.
Il volontario non è un dipendente (e la legge guarda alla sostanza)
L'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, quella che tutti chiamano LAINF, riguarda i lavoratori. E lavoratore, per la legge, è chi esercita un'attività lucrativa dipendente: in parole povere, chi lavora per qualcuno e viene pagato per farlo.
Se hai dato un'occhiata al testo di legge, a questo punto ti è venuto un dubbio legittimo, perché fra le persone assicurate d'obbligo la versione italiana elenca proprio «i volontari». È da lì che nasce quasi tutta la confusione su questo tema. Nell'originale tedesco quella parola non indica il volontario di un'associazione, ma chi svolge un periodo di formazione pratica in azienda, spesso senza paga; la versione francese la rende con «stagisti». Sta dentro un elenco di apprendisti e praticanti, e l'elenco intero dipende da una parola sola, lavoratori. La resa italiana è infelice, e chi la legge in buona fede ne ricava l'idea opposta.
Gli standard svizzeri del volontariato dicono la stessa cosa dall'altro lato. Per benevol Schweiz «l'impegno volontario, ovvero il lavoro volontario, è un contributo alla società. Esso viene svolto in modo autodeterminato, senza retribuzione e per un periodo di tempo limitato e non entra in concorrenza con il lavoro retribuito». Le parole che contano sono tre: autodeterminato, senza retribuzione, per un tempo limitato. Chi sceglie da sé quando e quanto dare una mano, non riceve nulla in cambio e non prende il posto di una persona pagata è il contrario esatto di un dipendente, che invece riceve istruzioni e uno stipendio.
Quello che conta non è l'etichetta. Non basta scrivere «volontario» su un foglio per restare fuori dall'obbligo, e non basta essere chiamati volontari per esserci dentro. Conta come stanno davvero le cose. L'obbligo scatta in tre situazioni:
- C'è un compenso pattuito. Non i rimborsi delle spese vive (quelli sono un'altra cosa e ne parliamo più avanti), ma un pagamento per l'attività svolta.
- Il rapporto è di fatto un rapporto di lavoro. Orari e obblighi rigidi decisi dall'associazione, compiti che sostituiscono attività normalmente pagate, richieste a cui non si può dire di no senza conseguenze.
- L'attività serve a prepararsi a una professione. È il caso di chi fa un tirocinio o uno stage di formazione, anche quando non prende un franco.
Fuori da queste tre situazioni, chi dà una mano gratuitamente all'associazione non è un lavoratore, e l'associazione non è il suo datore di lavoro.
Su questo anche le Linee guida del volontariato organizzato di Volontariato Ticino sono esplicite: «Dato che la persona non recepisce salario, non deve essere assicurata contro gli infortuni professionali».
La responsabilità civile: averla non basta, deve coprire i volontari
La responsabilità civile è l'assicurazione che non può mancare, ed è quasi sempre la prima che un'associazione stipula: con ogni probabilità ce l'avete già. Proprio per questo la domanda utile non è se ce l'avete, ma fin dove arriva.
La responsabilità civile copre i danni che l'associazione, i suoi organi e i suoi volontari causano ad altri: la persona che inciampa nel cavo del gazebo, il muro graffiato mentre si scarica il materiale, l'attrezzatura della palestra rovinata durante l'attività. Non copre i danni che il volontario subisce: quello è il capitolo dopo.
Gli standard di benevol Schweiz, l'organizzazione mantello svizzera del volontariato, non lasciano margini: «Durante il loro impegno i volontari devono essere assicurati dall'organizzazione contro le richieste di responsabilità civile».
Non è una legge federale, è uno standard di settore. Ma è lo standard che la Confederazione stessa usa come criterio quando deve stabilire che cos'è volontariato, il che lo rende molto meno facoltativo di quanto sembri. E nella pratica la responsabilità civile ve la chiedono comunque: per ottenere un permesso, per affittare uno spazio, per accedere a un finanziamento.
La domanda da fare al vostro assicuratore, oggi: la nostra polizza di responsabilità civile copre anche i danni causati dai volontari, non solo quelli causati dai membri di comitato? La risposta va messa per iscritto.
Infortuni: l'obbligo non c'è, e spesso una copertura esiste già
Torniamo alla domanda di partenza: se un volontario si fa male mentre monta il palco, chi paga?
Gli standard benevol dicono che ogni copertura ulteriore rispetto alla responsabilità civile «deve essere chiarita prima dell'inizio dell'attività». Chiarita, non per forza stipulata. Vuol dire sapere, e far sapere alla persona, da dove passerebbe la copertura se succedesse qualcosa. Nella maggior parte dei casi la risposta esiste già:
- Chi ha un lavoro retribuito di almeno otto ore alla settimana presso lo stesso datore di lavoro è assicurato anche contro gli infortuni non professionali, cioè quelli del tempo libero. L'attività volontaria rientra lì.
- Chi non esercita un'attività lucrativa (pensionati, studenti, persone che al momento non lavorano) copre il rischio infortuni attraverso la propria cassa malati. Vale la pena verificarlo con la persona: non è automatico, va richiesto.
Tre righe su un foglio prima dell'attività risolvono la questione. Il momento sbagliato per porsela è il giorno dopo l'infortunio.
Assicurare i volontari per scelta: quando ha senso
Che l'obbligo non ci sia non vuol dire che assicurare i volontari sia sbagliato o inutile. È una scelta, e in parecchie situazioni è la scelta più ragionevole: quando le attività hanno un rischio concreto (colonie, montaggi, cantieri, sport), quando fra i volontari c'è chi non lavora e non avete modo di verificare caso per caso come è coperto, o semplicemente quando volete che chi vi dà una mano sia tranquillo senza dover pensare a quale cassa lo copre. Costa pochi franchi a persona, e come si calcola il premio lo trovi nella pagina Risorse sulle assicurazioni per associazioni.
Diversi assicuratori hanno una copertura pensata proprio per i volontari e gli stagisti non retribuiti: vale la pena chiedere, prima di dare per scontato che non esista. È la strada che ha scelto New Ability, associazione ticinese: pur non essendoci alcun obbligo, ha stipulato con il proprio assicuratore una seconda polizza LAINF che copre i volontari e gli stagisti non pagati. Una decisione presa per stare tranquilli, non per adempiere a un dovere.
Un'avvertenza sul preventivo. Il metodo di calcolo del premio non è uguale per tutti: c'è chi conta le giornate di attività e chi le ore annue, con una stima all'inizio e un conguaglio a fine anno. Il numero va quindi chiesto al vostro assicuratore sulla base delle vostre attività, non ricavato dall'esempio di qualcun altro.
Le spese si rimborsano, tutte
Qui gli standard sono netti: tutte le spese effettivamente sostenute devono essere rimborsate. Non «possono»: devono. Viaggi, vitto, spese postali, telefonate, materiale di lavoro messo a disposizione. E se l'attività richiede una formazione, i costi se li assume l'organizzazione.
Discorso diverso per le indennità forfettarie, la cifra tonda versata a fine stagione «per il disturbo». Gli standard chiedono di farle approvare dall'amministrazione fiscale cantonale prima di versarle. E c'è una ragione che riguarda da vicino il tema di questo articolo: un forfait generoso e scollegato da spese reali rischia di essere letto come una retribuzione. Con la retribuzione, come abbiamo visto all'inizio, cambia tutto: la persona diventa un lavoratore, e allora l'obbligo assicurativo scatta davvero.
Il rimborso di una spesa vera non è mai un problema. Il forfait senza documenti dietro, sì.
Cosa mettere per iscritto
Non serve un sistema complicato. Serve che, se domani succede qualcosa, qualcuno sappia rispondere.
Checklist
- Elenco aggiornato di chi svolge attività volontaria, con ruolo e date
- Conferma scritta dell'assicuratore che la responsabilità civile copre i danni causati dai volontari
- Risposta alla domanda «se si fa male, chi copre?», detta alla persona prima di cominciare
- Polizza infortuni stipulata per scelta, se le attività hanno rischi concreti
- Regole di rimborso spese chiare, uguali per tutti e basate su spese reali
- Approvazione dell'amministrazione fiscale cantonale, se versate indennità forfettarie
Tre cose da chiarire
- Avere la responsabilità civile non vuol dire che copra i volontari. La polizza c'è quasi sempre, ma è stata stipulata per l'associazione e per i suoi organi, e chi dà una mano saltuariamente non sempre ci rientra. È la verifica da fare per prima: l'infortuni, che non è obbligatoria, è una scelta che potete fare con calma.
- La soglia è «almeno otto ore», non «più di otto ore». Chi lavora esattamente otto ore alla settimana presso lo stesso datore di lavoro è dentro, non fuori: è già coperto per gli infortuni del tempo libero. La differenza sembra minima e invece sposta parecchie persone da una parte all'altra.
- Responsabilità civile e infortuni non si sostituiscono. La prima copre i danni che i volontari causano ad altri, la seconda quelli che subiscono. Fate l'inventario delle polizze che avete e verificate, voce per voce, cosa copre ciascuna: capita spesso di scoprire di averne una sola delle due.
Link e risorse utili
Risorse AIA
- Volontari e volontariato: la pagina pilastro, con gestione, ruoli, rimborsi, minorenni, assicurazioni e i riferimenti di legge
- Assicurazioni per associazioni: le coperture di cui un'associazione ha bisogno e come si calcola il premio infortuni dei volontari
- Volontariato: chi lo vive, chi lo guida e chi ancora ci pensa: buone pratiche e storie dal territorio
- Congedo giovanile per il volontariato: un'altra possibilità poco conosciuta per gli under 30
Documenti e fonti ufficiali
- benevol Schweiz, standard e schede informative: gli standard svizzeri del lavoro volontario, versione italiana
- Ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni (OAINF), RS 832.202: chi è considerato lavoratore, le eccezioni e la soglia delle otto ore
- Linee guida del volontariato organizzato, Volontariato Ticino: il riferimento operativo ticinese, con annunci, corsi e contatti
In sintesi
- Il volontariato non retribuito, di regola, non fa scattare l'obbligo assicurativo LAINF.
- L'obbligo nasce quando c'è un compenso pattuito, un rapporto di fatto di lavoro, o un'attività di preparazione a una professione.
- L'assicurazione che non può mancare è la responsabilità civile, e quasi tutte le associazioni ce l'hanno già. Il punto è un altro: fatevi confermare per iscritto che copra anche i danni causati dai volontari, non solo quelli causati dal comitato.
- L'assicurazione infortuni non è obbligatoria, ma va chiarita prima di cominciare: nella maggior parte dei casi la persona è già coperta dal proprio lavoro o dalla propria cassa malati.
- Potete comunque assicurare i volontari per scelta, e con attività a rischio concreto è la strada più tranquilla: costa pochi franchi a persona e diversi assicuratori hanno una copertura dedicata.
- Tutte le spese effettive vanno rimborsate. I forfait passano dall'amministrazione fiscale cantonale.
Per checklist, riferimenti di legge e strumenti pronti sulla gestione dei volontari, vai alla pagina Risorse AIA su volontari e volontariato.
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